Fulvio Lucisano con le figlie e un nipote al Marateale 2022, dopo il premio alla carriera

Fulvio Lucisano, una vita dietro la macchina da presa: il produttore che scoprì talenti e anticipò il cinema del futuro

La storia del cinema italiano passa anche attraverso le intuizioni di chi, spesso lontano dai riflettori, ha saputo riconoscere un talento, scommettere su una storia e trasformare un progetto in un’opera capace di arrivare al grande pubblico.

Fulvio Lucisano, scomparso all’età di 98 anni, è stato uno di questi protagonisti. Produttore, imprenditore e osservatore attento delle trasformazioni della settima arte, ha costruito in oltre sei decenni una delle esperienze più importanti della produzione cinematografica italiana.

La sua carriera coincide con alcune delle pagine più significative del cinema nazionale e con una filmografia che supera i 600 titoli prodotti e distribuiti.

Dall’Istituto Luce alla fondazione della Italian International Film

Nato a Roma il 1° agosto 1928, Lucisano iniziò il proprio percorso professionale all’Istituto Luce, entrando in contatto con un settore destinato a diventare il centro della sua intera esistenza.

Nel 1958 arrivò la svolta decisiva con la fondazione della Italian International Film, conosciuta anche con l’acronimo IIF.

L’obiettivo era quello di costruire una realtà indipendente capace di operare nella produzione e nella distribuzione cinematografica, seguendo le trasformazioni del mercato e intercettando le esigenze di un pubblico in continua evoluzione.

Quella società sarebbe diventata una presenza stabile del cinema italiano, attraversando decenni caratterizzati da profonde trasformazioni culturali, industriali e tecnologiche.

Un produttore capace di attraversare epoche e generi

Uno degli elementi distintivi della carriera di Lucisano è stata la capacità di non legarsi a un solo genere cinematografico.

La sua attività ha attraversato commedia, dramma, cinema d’autore e fantastico, con produzioni molto diverse tra loro ma accomunate dalla volontà di individuare storie, registi e interpreti in grado di lasciare una traccia.

In oltre sessant’anni di attività sono stati più di 600 i film prodotti e distribuiti dalla sua realtà cinematografica.

Un numero che restituisce soltanto in parte la dimensione del lavoro svolto. Dietro ogni titolo ci sono infatti collaborazioni, scelte produttive, investimenti e soprattutto la capacità di leggere in anticipo i cambiamenti del pubblico.

Il rapporto con i grandi nomi del cinema italiano

La carriera di Fulvio Lucisano si è sviluppata al fianco di alcune delle personalità più importanti della cinematografia italiana.

Nel corso degli anni ha lavorato con Lina Wertmüller, Luigi Comencini, Alberto Sordi, Luciano Salce e Mario Bava, confrontandosi con autori e interpreti appartenenti a mondi cinematografici differenti.

Generi, sensibilità e linguaggi diversi hanno trovato spazio all’interno di una produzione che non ha mai rinunciato alla ricerca di nuove possibilità.

È proprio questa apertura a rappresentare uno degli elementi che hanno consentito alla IIF di restare protagonista anche quando il sistema cinematografico italiano cambiava profondamente.

La grande intuizione: Massimo Troisi

Tra le pagine più importanti della carriera di Lucisano c’è quella legata a Massimo Troisi.

Nel 1981 la Italian International Film produsse Ricomincio da tre, esordio cinematografico di Troisi, destinato a trasformarsi in uno dei film più amati dal pubblico italiano.

La pellicola rappresentò una svolta per l’attore e autore napoletano, che con quel debutto conquistò definitivamente il grande pubblico.

Per Lucisano fu anche la conferma di una caratteristica che lo aveva accompagnato per tutta la carriera: la capacità di individuare il talento prima che diventasse universalmente riconosciuto.

La scommessa su Troisi è ancora oggi uno degli esempi più significativi della sua capacità produttiva e della sua sensibilità nei confronti degli artisti.

Dal cinema d’autore alla nuova commedia

Il percorso della Italian International Film non si è fermato alla grande stagione del cinema degli anni Settanta e Ottanta.

La società ha continuato a produrre opere capaci di dialogare con le diverse generazioni di spettatori.

Tra i titoli più significativi figurano Un ragazzo di Calabria del 1987, Il grande cocomero del 1993 e Ninfa plebea del 1996.

Sono opere che testimoniano il rapporto con il cinema drammatico e d’autore, ma nello stesso tempo raccontano la capacità di Lucisano di mantenere un’attenzione costante verso le nuove tendenze.

Con il passare degli anni, infatti, la IIF ha saputo inserirsi anche nella stagione della moderna commedia popolare.

Notte prima degli esami e la nuova generazione

Un altro passaggio importante è rappresentato da Notte prima degli esami, diretto da Fausto Brizzi.

Il film ha intercettato una generazione di giovani spettatori, diventando uno dei titoli rappresentativi della commedia italiana contemporanea.

A questa stagione appartengono anche Nessuno mi può giudicare e Non ci resta che il crimine, opere firmate da Massimiliano Bruno.

La capacità di passare da Troisi alla nuova commedia dimostra quanto fosse ampia la visione produttiva di Lucisano.

Non si trattava soltanto di conservare una tradizione, ma di comprendere continuamente dove stesse andando il cinema e quali storie avrebbero potuto incontrare il pubblico.

Premi e riconoscimenti per una carriera straordinaria

Il valore della sua attività è stato riconosciuto anche attraverso numerosi premi.

Nel corso della carriera Lucisano ha ottenuto cinque David di Donatello, tra cui quello legato a Il grande cocomero, e quattro Nastri d’Argento.

A questi riconoscimenti si aggiungono il titolo di Cavaliere del Lavoro e soprattutto due candidature agli Oscar, testimonianza del respiro internazionale raggiunto dalla sua attività.

Nel 2009 arrivò inoltre il David Speciale alla carriera, riconoscimento che celebrava un percorso professionale ormai indissolubilmente legato alla storia del cinema italiano.

Il premio ricevuto al Marateale nel 2022

Nel 2022, in occasione della XVI edizione del Marateale, Fulvio Lucisano ricevette un ulteriore riconoscimento per la sua straordinaria carriera.

Il premio era rappresentato da una statuetta realizzata dal maestro orafo Michele Affidato, artista noto per le sue creazioni dedicate ai grandi eventi e alle personalità del mondo dello spettacolo.

In quell’occasione Lucisano fu fotografato insieme alle figlie e a uno dei nipoti, in uno scatto realizzato dal fotoreporter e giornalista Angelo Cannavacciuolo.

Un’immagine che oggi assume un significato particolare: accanto al produttore che aveva attraversato oltre sessant’anni di cinema compaiono infatti anche le nuove generazioni della famiglia.

Il futuro affidato alle figlie Federica e Paola

La morte di Fulvio Lucisano non coincide con la fine della storia della Italian International Film.

Il testimone passa alle figlie Federica e Paola, che proseguono l’attività della realtà fondata dal padre nel 1958.

È una continuità che assume un valore simbolico importante. La società nata in un cinema profondamente diverso da quello contemporaneo ha attraversato generazioni, innovazioni tecnologiche e cambiamenti nei modelli di produzione e distribuzione.

La sua storia dimostra come una visione imprenditoriale possa sopravvivere alle trasformazioni del settore quando è accompagnata dalla capacità di rinnovarsi.

Un’eredità che vive nei film

Con Fulvio Lucisano scompare un protagonista di un’epoca irripetibile del cinema italiano.

Ma la sua eredità rimane nelle opere che ha prodotto, nei registi con cui ha collaborato e negli interpreti ai quali ha offerto l’opportunità di affermarsi.

Da Massimo Troisi ai grandi maestri della commedia, dal cinema d’autore alle produzioni rivolte alle nuove generazioni, il suo percorso racconta una parte importante della storia della settima arte italiana.

Il “Re dei produttori”, come è stato ricordato dopo la sua scomparsa, lascia dunque un patrimonio che va oltre i numeri, i premi e i riconoscimenti.

Lascia soprattutto una lezione di cinema e di impresa: saper riconoscere una storia, credere nelle persone che possono raccontarla e avere il coraggio di investire sul talento prima che sia il pubblico a decretarne il successo.


Una carriera lunga oltre sessant’anni: Fulvio Lucisano ha prodotto più di 600 film, lavorato con grandi protagonisti e scoperto talenti come Massimo Troisi.


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