La sesta edizione di Son of a Pitch amplia il dialogo tra giovani filmmaker e industria audiovisiva. Save the Cut presenta una piattaforma con circa 130 cortometraggi e una nuova giuria composta da professionisti di Sky Studios, Cattleya, Indigo Film, Numero 10 e Netflix Italia
VENEZIA – Non soltanto un premio, ma un percorso capace di accompagnare i giovani autori dal cortometraggio verso il mondo professionale. È questa la direzione nella quale si muove Son of a Pitch, il progetto di Save the Cut dedicato al cinema indipendente, che con la sesta edizione, celebrata il 9 e 10 settembre al Lido di Venezia, ha rafforzato il proprio sistema di scouting attraverso la nascita di Grand Canal.
La nuova piattaforma digitale raccoglie circa 130 cortometraggi provenienti da tutto il mondo e nasce con l’obiettivo di creare un punto di incontro tra filmmaker emergenti e operatori dell’industria audiovisiva.
Dal festival all’industria: il percorso di Grand Canal
Il principio alla base dell’iniziativa è semplice: la selezione di un autore non dovrebbe esaurirsi con la partecipazione a un contest o con la consegna di un premio.
Grand Canal nasce proprio per prolungare nel tempo la visibilità dei lavori selezionati attraverso Son of a Pitch e la rete di festival e rassegne collegata al progetto.
Nel catalogo trovano spazio opere accomunate dall’attenzione verso società, sostenibilità e impatto, realizzate da giovani autori provenienti da differenti contesti culturali.
Il destinatario della piattaforma è il mondo professionale: case di produzione, distributori, piattaforme, aziende, fondazioni ed enti possono utilizzarla per entrare in contatto con nuovi autori e nuovi contenuti.
Per i filmmaker, invece, rappresenta uno spazio nel quale continuare a essere visibili anche dopo la conclusione di un festival.
La nuova Giuria Grand Canal
La sesta edizione ha introdotto una seconda prospettiva sul talento attraverso la Giuria Grand Canal, composta da professionisti dell’industria audiovisiva.
A guidarla è stata Erica Negri, Head of Commissioning di Sky Studios Italia, insieme a Tamara Prandi, Produttrice Delegata di Cattleya; Cecilia Spera, Produttrice Delegata di Indigo Film; Raffaele Perillo, Produttore Delegato di Numero 10; e Michelangelo Fano, Film Manager di Netflix Italia.
La nuova giuria rappresenta il collegamento tra il circuito del cinema indipendente e le realtà che operano quotidianamente nello sviluppo, nella produzione e nella distribuzione di film e serie.
«Grand Canal rappresenta una risorsa preziosa per intercettare i talenti di domani», ha spiegato Michelangelo Fano, sottolineando come sia impossibile prevedere in anticipo quale sarà il prossimo grande autore o quale opera riuscirà a imporsi.
Per Cecilia Spera, invece, uno degli aspetti più significativi è la possibilità di incontrare giovani provenienti da tutto il mondo e individuare autori capaci di esprimere «un’urgenza, qualcosa di personale da raccontare».
Tamara Prandi ha evidenziato la varietà dei cortometraggi selezionati e la capacità delle opere di arrivare allo spettatore attraverso l’emozione.
Oltre 7.000 candidature in cinque edizioni
Il lavoro di scouting di Son of a Pitch ha ormai assunto una dimensione internazionale.
Nelle prime cinque edizioni il contest ha ricevuto oltre 7.000 candidature provenienti da più di 100 Paesi. Il 40% dei lavori candidati è stato realizzato da registe donne, mentre il 50% porta la firma di autori under 25.
Il progetto è nato nel 2021 come premio internazionale dedicato ai registi under 30 e nel corso degli anni ha costruito una rete di giovani autori e occasioni di confronto con professionisti del settore.
Il cortometraggio costituisce il punto di partenza di un percorso che può proseguire attraverso la conoscenza, la formazione e il contatto con l’industria.
Pif: “Guardare il presente e soprattutto il futuro”
La Giuria Artistica è stata presieduta anche quest’anno, per la sesta volta consecutiva, da Pif.
Con lui hanno valutato le opere lo sceneggiatore Michele Astori, il direttore della fotografia Luca Bigazzi, le attrici Giusy Buscemi e Aurora Quattrocchi e la casting director Barbara Giordani.
«Fare il Presidente di un’iniziativa come questa è un lusso per me», ha raccontato Pif, spiegando di apprezzare soprattutto la possibilità di osservare il presente e il futuro del cinema attraverso il lavoro dei nuovi registi.
I cortometraggi selezionati hanno affrontato temi differenti: guerra, infanzia, sostenibilità, isolamento, appartenenza e relazioni familiari, mostrando linguaggi e sensibilità provenienti da realtà culturali diverse.
Il vincitore arriva dall’Iran
A ottenere il Best Film 2026 è stato il regista iraniano Abod Kazemi, 27 anni, con Like a Miracle.
Il cortometraggio racconta la storia di un bambino appassionato di magia che utilizza un bastone a forma di pistola per giocare. Quando finge di sparare a un anziano e l’uomo cade realmente a terra, il gioco si trasforma in una vicenda nella quale immaginazione e realtà finiscono per sovrapporsi.
Il Best Director è stato assegnato al ventisettenne del Bangladesh MD. Rabbi Bhuiyan, autore di The Sweetness of Air.
Al centro del film c’è un bambino che raccoglie bossoli di guerra per poterli scambiare con lo zucchero filato, arrivando a interrogarsi sul futuro quando la guerra sarà terminata.
Il Grand Canal – Best Film è andato invece a When The Tiger Roars del cinese LAM Can-zhao, 31 anni.
Gli altri premi della sesta edizione
La selezione internazionale ha portato sul palco veneziano anche altri giovani autori.
Il Sustainability Award è stato assegnato a Mom is on the Way di Amina Serikqyzy Omirzak, 19 anni, Kazakistan.
Il Future Award è andato a In The In Between di Qi Zheng, 28 anni, Cina.
L’Intercultural Award ha premiato Bring Me An Echo di Neelabh Parashar, 26 anni, India.
Il Grand Canal Catalog Award è stato assegnato invece alla regista iraniana Gita Feizi, 30 anni, per The Plain Sings.
La cerimonia è stata condotta dall’attrice Claudia Napolitano, che ha sottolineato il valore delle nuove generazioni nel raccontare le dinamiche sociali, interpersonali e professionali del presente.
Formazione, il passaggio dal talento al mestiere
Il progetto di Save the Cut guarda anche alla formazione professionale.
Erminio Perocco, regista, sceneggiatore e creativo, cura il Premio Futuro ed è coinvolto nello sviluppo di una nuova Academy.
Il suo punto di partenza è la distinzione tra talento e mestiere. «Parlare di talento non basta», ha spiegato, evidenziando l’importanza dell’apprendistato e di basi professionali solide.
Anche Barbara Giordani, componente della Giuria Artistica, insiste sulla necessità della formazione per chi vuole lavorare nel cinema, dalla conoscenza dei registi e delle opere precedenti alla possibilità di sperimentare concretamente.
Sul piano accademico, Son of a Pitch dialoga con il Master in International Screenwriting & Production dell’Università Cattolica.
La sceneggiatrice e docente Mara Perbellini ha indicato tra gli obiettivi quello di aiutare i giovani a entrare in contatto con le imprese e accompagnarli nel passaggio dal percorso formativo al mondo del lavoro.
Cinema e imprese, il progetto si allarga
Il lavoro sul cinema indipendente si inserisce nella più ampia attività di Save the Cut, società che opera tra storytelling, branded content, cinema e cultura.
A Venezia è stato avviato il Narrative Strategy Circle, un tavolo permanente destinato a mettere in relazione cinema, imprese, accademia e istituzioni.
Un percorso che si collega anche al Premio Film Impresa, promosso da Unindustria.
Per Giampaolo Letta, Amministratore Delegato di Medusa Film e Presidente di Premio Film Impresa, la vicinanza tra i due progetti nasce dalla possibilità di utilizzare l’audiovisivo per raccontare le aziende, le persone che vi lavorano e la cultura d’impresa.
Un premio che diventa materia artistica
La stessa attenzione alla sostenibilità caratterizza i riconoscimenti assegnati ai vincitori.
Le opere sono state realizzate dallo scultore Davide Dall’Osso, autore che ha lavorato per la Biennale di Venezia, le Paralimpiadi di Sochi 2014 e il Teatro Ariston di Sanremo.
I premi di Son of a Pitch sono mezzi busti di bambini costruiti con frammenti trasparenti e colorati di policarbonato recuperato da scarti industriali.
Secondo Dall’Osso, la figura del bambino rappresenta il futuro e le possibilità, mentre il recupero della materia introduce nel riconoscimento anche una dimensione legata alla sostenibilità.
Una rete che parte dal cortometraggio
La sesta edizione di Son of a Pitch amplia dunque il perimetro di un progetto nato cinque anni prima come contest internazionale.
La nuova Giuria Grand Canal, il catalogo digitale, l’Academy in sviluppo, il dialogo con l’Università Cattolica e il Narrative Strategy Circle compongono un sistema nel quale il cortometraggio diventa il primo elemento di una possibile relazione professionale.
I riconoscimenti assegnati a giovani autori di Iran, Bangladesh, Cina, Kazakistan e India testimoniano inoltre la dimensione internazionale raggiunta dal progetto.
Per Save the Cut, la sfida dei prossimi anni sarà continuare a trasformare lo scouting in occasioni di confronto, formazione e incontro con l’industria, mantenendo al centro gli autori e le storie attraverso cui le nuove generazioni raccontano il presente.
A Venezia Son of a Pitch presenta Grand Canal, piattaforma con circa 130 cortometraggi e una nuova giuria composta da professionisti dell’industria audiovisiva.
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