Un nuovo Dorian Gray arriva a teatro con il volto e il corpo scenico di Federica Luna Vincenti. Accanto a lei, Alessio Vassallo interpreta Lord Henry Wotton nel nuovo adattamento di Il ritratto di Dorian Gray, scritto e diretto da Giancarlo Nicoletti.
Il capolavoro di Oscar Wilde viene così riportato sulla scena attraverso una drammaturgia contemporanea che conserva il nucleo narrativo dell’opera e, nello stesso tempo, ne modifica radicalmente l’impianto visivo e teatrale.
Al centro rimane la storia di Dorian, della sua bellezza e del patto impossibile con il tempo. Ma attorno al protagonista prende forma un universo nel quale immagini, telecamere, proiezioni e dispositivi luminosi trasformano il teatro in uno spazio di osservazione permanente.
Federica Luna Vincenti raccoglie la sfida di Dorian
La scelta di Federica Luna Vincenti per il ruolo di Dorian Gray costituisce uno degli elementi distintivi dell’allestimento.
Il personaggio non viene semplicemente riproposto attraverso un’interprete femminile. L’operazione drammaturgica utilizza questa scelta per mettere ulteriormente a fuoco il rapporto tra corpo, bellezza, desiderio e giudizio sociale.
Dorian è una figura osservata dagli altri prima ancora di diventare consapevole della propria immagine. La sua bellezza è una forza, ma progressivamente diventa anche una condanna.
Il ritratto realizzato da Basil Hallward finisce per custodire il tempo e le conseguenze delle azioni del protagonista. Dorian, invece, conserva esteriormente la propria giovinezza, costruendo intorno a sé una perfezione che diventa sempre più difficile da sostenere.
Alessio Vassallo è Lord Henry Wotton
A confrontarsi con Dorian è Alessio Vassallo, interprete di Lord Henry Wotton.
È lui a introdurre nella vicenda quella filosofia dell’esistenza fondata sul piacere, sulla tentazione e sulla centralità assoluta della giovinezza.
Lord Henry non si limita a parlare. Le sue parole diventano uno strumento capace di influenzare Dorian e di modificare progressivamente il suo modo di guardare alla vita.
Nel progetto di Nicoletti, l’aforisma wildiano assume una dimensione contemporanea: il pensiero diventa slogan, la provocazione diventa modello comportamentale e la fascinazione intellettuale si trasforma in un vero contagio.
Il rapporto tra i due personaggi diventa quindi uno dei motori principali dello spettacolo.
Giulio Forges Davanzati nel ruolo di Basil Hallward
Il terzo vertice della vicenda è rappresentato da Giulio Forges Davanzati, interprete di Basil Hallward.
È il pittore che realizza il ritratto di Dorian, dando forma a quell’immagine destinata a diventare il deposito segreto della sua esistenza.
Basil guarda Dorian attraverso l’arte. Lord Henry lo guarda attraverso il desiderio e la filosofia del piacere. Dorian, nel mezzo, diventa progressivamente il campo di battaglia tra due visioni opposte dell’esistenza.
Il ritratto nasce quindi come opera d’arte e finisce per trasformarsi nel luogo nel quale la verità del protagonista continua a sopravvivere.
Un ensemble che diventa società e coscienza
Accanto ai tre personaggi principali, l’allestimento coinvolge Brunella Platania, Matteo Milani, Gianluigi Rodrigues e Francesca Bruni Ercole.
Gli interpreti non sono soltanto figure di contorno. Il progetto li inserisce in una dimensione performativa nella quale possono diventare società, coro, coscienza e memoria collettiva.
I loro corpi osservano e accompagnano l’azione, amplificandone le tensioni e contribuendo alla costruzione di un ambiente nel quale il protagonista non è mai veramente solo.
La scena diventa così un organismo che reagisce alle trasformazioni di Dorian.
La regia di Giancarlo Nicoletti porta Wilde nel contemporaneo
La regia e la drammaturgia di Giancarlo Nicoletti intervengono soprattutto sul linguaggio scenico.
L’adattamento rinuncia alla semplice ricostruzione della Londra vittoriana e costruisce una realtà contemporanea. Il salotto dialoga con il club, il diario con la registrazione, la confessione con la sorveglianza.
Anche il rapporto con il ritratto viene trasformato.
Il quadro non è più soltanto un’immagine da contemplare, ma diventa un dispositivo che guarda a sua volta.
Telecamere, proiezioni, immagini frammentate e cornici luminose contribuiscono a creare un sistema nel quale ogni gesto può essere osservato, registrato e restituito sotto una forma diversa.
La tecnologia scenica diventa dunque parte integrante della drammaturgia.
Scene, costumi, musiche e luci costruiscono il nuovo universo di Dorian
La componente visiva dello spettacolo è affidata a una squadra artistica articolata.
Le scene sono firmate da Emanuele Salamanca, mentre i costumi sono di Nicoletta Ercole, in collaborazione con Alessandra Carta.
Le musiche sono composte da Umberto Iervolino e il disegno luci è di Giuseppe Filipponio.
Questi elementi concorrono alla costruzione di una dimensione teatrale nella quale la bellezza non è soltanto rappresentata, ma continuamente deformata, moltiplicata e sottoposta allo sguardo.
La musica e le interferenze sonore accompagnano il percorso del protagonista tra ebbrezza e inquietudine, mentre le luci contribuiscono a definire quello spazio di visione nel quale il ritratto assume una nuova funzione.
Il mito di Dorian attraverso l’immagine
La forza dell’adattamento risiede anche nel modo in cui il mito di Dorian viene avvicinato alla contemporaneità.
Nel romanzo di Wilde, il protagonista desidera che il tempo risparmi il suo corpo e che sia il ritratto a invecchiare al suo posto.
Oggi il desiderio di preservare un’immagine giovane e perfetta passa attraverso strumenti differenti: fotografia, video, filtri, esposizione pubblica e costruzione di identità visive.
Il meccanismo narrativo rimane quindi sorprendentemente attuale.
Dorian non è soltanto colui che non invecchia. È colui che non vuole mostrare ciò che il tempo e le proprie azioni hanno prodotto dentro di lui.
Un classico tra bellezza e responsabilità
Il nuovo Il ritratto di Dorian Gray non costruisce una semplice contrapposizione tra bene e male.
La storia mette in relazione bellezza e responsabilità, desiderio e conseguenze, immagine e identità.
Dorian viene desiderato e protetto proprio in virtù della sua immagine. Quella stessa immagine, però, finisce per diventare la prova di ciò che egli tenta di nascondere.
Il ritratto conserva ciò che il corpo non mostra e diventa progressivamente più autentico dell’originale.
È questo il paradosso sul quale si fonda la nuova versione teatrale: l’immagine che dovrebbe proteggere Dorian diventa infine quella che lo espone.
La produzione dello spettacolo
Il ritratto di Dorian Gray è prodotto da Goldenart Production, Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia e Teatro Biondo di Palermo.
La produzione esecutiva è affidata a Daniela Piccolo, mentre l’organizzazione generale è curata da Valentina Taddei. Responsabile di produzione è Antonella Lepore.
Un progetto che riunisce interpreti, drammaturgia, regia, musica, luci e scenografia attorno a una delle figure più celebri della letteratura europea.
Dorian Gray torna così a vivere sulla scena non come semplice personaggio del passato, ma come protagonista di una domanda ancora aperta: che cosa accade quando l’immagine che costruiamo di noi stessi finisce per diventare più importante della nostra stessa identità?
photo credit Gianmarco Chieregato
Federica Luna Vincenti interpreta Dorian Gray e Alessio Vassallo è Lord Henry nel nuovo adattamento teatrale di Giancarlo Nicoletti.
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