Marisa Garofalo racconta la storia di Lea Garofalo durante la rassegna a Diamante

Lea Garofalo, la memoria diventa impegno: a Diamante il racconto di una donna che ha sfidato la ’ndrangheta

La storia di Lea Garofalo è arrivata a Diamante, trasformando una serata della III edizione di “7 Giorni con le Donne per i Diritti Umani” in un momento di intensa riflessione sulla legalità, sulla violenza contro le donne e sulle responsabilità delle istituzioni.

Dal 26 agosto all’1 settembre la cittadina calabrese ha ospitato la rassegna organizzata dal CineCircolo Maurizio Grande, spin-off del Mediterraneo Festival Corto, con il patrocinio del Comune di Diamante e il sostegno di Calabria Film Commission e Amnesty International Italia.

Una settimana costruita attraverso cinema, teatro, musica, incontri e testimonianze per affrontare alcuni dei temi più delicati della società contemporanea: diritti umani, inclusione, discriminazione, legalità, violenza di genere e marginalità.

L’omaggio a Lea Garofalo

Fin dalla prima edizione, “7 Giorni con le Donne per i Diritti Umani” dedica il proprio omaggio a una donna calabrese che abbia combattuto per i diritti e per l’equità di genere.

Per la terza edizione la scelta è ricaduta su Lea Garofalo, testimone di giustizia e vittima della ’ndrangheta.

La sua è una storia di coraggio e di ribellione, ma anche una vicenda segnata dalla solitudine e dalle difficoltà di una donna che per tutta la vita ha cercato una libertà che non ha mai potuto vivere pienamente.

A Diamante a raccontarla è stata la sorella Marisa Garofalo, intervenuta sabato 29 agosto in un talk moderato dalla giornalista Maria Francesca Amodeo.

All’incontro ha partecipato anche il direttore artistico del CineCircolo Maurizio Grande, Francesco Presta.

«Da oggi Lea vive anche a Diamante»

Le parole di Marisa Garofalo hanno restituito al pubblico non soltanto la cronaca della vicenda, ma soprattutto il volto umano di Lea, la sua dignità e la sua determinazione.

«Da oggi Lea vive anche a Diamante», ha affermato Marisa, dando alla serata il significato di un nuovo luogo della memoria per sua sorella.

Lea aveva deciso di lasciare il compagno Carlo Cosco, boss della ’ndrangheta, dopo essersi resa conto delle sue attività criminali.

Una scelta difficile, compiuta nonostante le difficoltà economiche. Lea, infatti, non aveva mai accettato i soldi dell’uomo.

Successivamente era entrata nel programma di protezione testimoni. Ma le dichiarazioni rese alle forze dell’ordine inizialmente non avevano trovato riscontro.

Per questo Lea era rimasta nel programma come collaboratrice e non come testimone, una condizione che avrebbe segnato la sua esistenza fino alla decisione di lasciare volontariamente il programma.

Una vicenda che, nel racconto della sorella, evidenzia il dramma di una donna che aveva scelto di rompere con il mondo criminale ma che non avrebbe ricevuto quella protezione capace di garantirle una vita libera e sicura.

«Un omicidio di mafia, un femminicidio e un omicidio di Stato»

Particolarmente forte è stata la riflessione di Marisa Garofalo sulla morte della sorella.

«L’omicidio di sua sorella Lea Garofalo è stato sì un omicidio di mafia ma anche un femminicidio e un omicidio di Stato», ha dichiarato.

Una definizione che ha aperto un confronto più ampio sul ruolo delle istituzioni e sulla capacità dello Stato di proteggere chi decide di rompere con la criminalità organizzata.

Sul tema è intervenuto anche il consigliere regionale Antonio De Caprio, segretario della Commissione regionale anti-’ndrangheta.

De Caprio ha sottolineato come lo Stato debba farsi carico delle proprie responsabilità quando non riesce a proteggere i cittadini.

Una riflessione che ha riportato al centro della discussione il tema della tutela delle vittime e di chi sceglie di collaborare con la giustizia.

La testimonianza nelle scuole di Diamante

La serata dedicata a Lea Garofalo ha avuto anche una prospettiva rivolta alle nuove generazioni.

Durante i saluti istituzionali, l’assessore al Turismo del Comune di Diamante Francesco Bartalotta ha infatti espresso l’intenzione di invitare in futuro Marisa Garofalo nelle scuole della città.

L’obiettivo è portare direttamente a studentesse e studenti la testimonianza sulla vita di Lea, trasformando la memoria in uno strumento educativo.

Una prospettiva che dà continuità alla filosofia della rassegna: utilizzare la cultura e le storie personali per favorire consapevolezza, confronto e partecipazione.

Una rassegna che parte dall’attualità per raccontare i diritti

La storia di Lea Garofalo rappresenta soltanto uno dei momenti centrali di una manifestazione costruita attorno a un’idea precisa: i diritti umani possono essere raccontati attraverso linguaggi artistici differenti.

Ad aprire la rassegna, il 26 agosto, è stato il docufilm “Ensemble” di Manuel Cundari ed Eugenio Piluso, dedicato alla quotidianità dei giovani ospiti de “La Casa di Abou Diabo”, centro di accoglienza per minori stranieri non accompagnati di Acri, gestito dall’Associazione LiberAccoglienza ETS.

Nel talk moderato dalla giornalista Francesca Magurno, Manuel Cundari e Angelo Sposato, operatore per l’integrazione del centro, hanno raccontato una realtà nella quale i giovani sono coinvolti in percorsi di apprendimento e inserimento lavorativo.

Molti di loro hanno scelto di rimanere a vivere proprio nel borgo calabrese, dimostrando come accoglienza e integrazione possano trasformarsi in opportunità concrete.

Dal disagio psichiatrico alla necessità di dare voce

Giovedì 27 agosto il tema dei diritti è stato affrontato attraverso la storia di Alberto Paolini, raccontata dalla giornalista Anna Maria De Luca.

Paolini trascorse 42 anni nel manicomio di Santa Maria della Pietà di Roma senza ricevere alcuna diagnosi.

Orfano troppo presto nell’immediato dopoguerra, era un ragazzo timido e introverso. Nel manicomio trovò nella poesia una possibilità di evasione.

Le sue parole sono state raccolte nel libro “Avevo solo le mie tasche” e rappresentano ancora oggi una forma di testimonianza.

Al talk, moderato dalla giornalista Caterina Bruno, hanno partecipato Patricia Ciummelli e Sonia Montalbini, amiche di Alberto e volontarie di Radio Senza Muri, realtà nata per dare voce alle persone con malattie psichiatriche.

Il dottor Clemente Tucci, psicologo clinico, ha inoltre posto l’attenzione sul benessere psicologico dei più giovani, oggi sempre più precario.

Giovanni Losardo, il cinema per raccontare la legalità

La legalità è stata protagonista anche venerdì 28 agosto attraverso la proiezione del docufilm “Chi ha ucciso Giovanni Losardo?” di Giulia Zanfino.

La pellicola ha riportato l’attenzione su una vicenda giudiziaria che non ha portato ad alcuna condanna definitiva.

Giovanni “Giannino” Losardo, assessore del Comune di Cetraro, politico del P.C.I. e segretario giudiziario della Procura di Paola, aveva fatto della legalità una missione.

«Tutta Cetraro sa chi mi ha sparato», sono le parole attribuite a Losardo in punto di morte.

Il talk, moderato dal giornalista Saverio Di Giorno, ha visto la partecipazione della regista Giulia Zanfino, del magistrato Eugenio Facciolla e del sindaco di Diamante Achille Ordine.

Il teatro e la musica come linguaggi dei diritti

Il programma ha poi ampliato la riflessione attraverso teatro e musica.

Domenica 30 agosto Saverio Di Giorno è salito sul palco come attore nell’adattamento de “Il Grigio” di Giorgio Gaber e Sandro Luporini, accompagnato dalle musiche di Rocco Capalbo alla chitarra e Francesco Casella alla fisarmonica.

Un’interpretazione intensa che ha coinvolto il pubblico attraverso il ritmo della prosa di Gaber e Luporini.

Lunedì 31 agosto, invece, sono stati Lorenzo Iorio alla chitarra e Andrea Paternostro al sax a portare il jazz nella rassegna.

Una musica che, per sua stessa natura, è stata collegata ai valori dell’inclusione, al superamento del razzismo e alla convivenza tra culture.

La serata è stata realizzata in collaborazione con il Peperoncino Jazz Festival. Il direttore artistico Sergio Gimigliano ha annunciato inoltre una tre giorni, dal 6 all’8 settembre, dedicata alle donne del jazz al Monastero di Minimi di Cirella di Diamante.

“Visioni dal Mondo”: le altre emergenze sociali

L’ultima sera ha proposto “Visioni dal Mondo”, una selezione di cortometraggi premiati nelle precedenti edizioni del Mediterraneo Festival Corto.

Le opere hanno affrontato temi diversi ma profondamente collegati al concetto di diritti umani: la violenza di genere, le traversate dei migranti e la situazione nelle carceri.

Il cinema si è quindi confermato uno degli strumenti principali della manifestazione per mettere il pubblico di fronte a realtà spesso difficili da conoscere e comprendere.

Teatro amatoriale e territorio

Nel corso della settimana non è mancato neppure il contributo delle compagnie teatrali che accompagnano il CineCircolo Maurizio Grande nell’ambito della rassegna del Festival del Teatro Amatoriale.

A partecipare sono state la compagnia Biancaluna di Verbicaro e l’associazione Dafne di Cirella, protagoniste rispettivamente dell’apertura delle serate di sabato e domenica.

Una presenza che ha rafforzato il rapporto tra la manifestazione e il territorio, valorizzando le realtà culturali locali.

Cultura, memoria e turismo: il bilancio della III edizione

La III edizione di “7 Giorni con le Donne per i Diritti Umani” si è conclusa dunque con un bilancio positivo, sia in termini di partecipazione sia per il coinvolgimento generato dai diversi appuntamenti.

Per il direttore artistico Francesco Presta, la manifestazione ha dimostrato ancora una volta la capacità della cultura di diventare uno strumento di valorizzazione del territorio.

«Un bilancio molto positivo», ha dichiarato Presta, evidenziando come la cultura possa essere «vettore turistico anche sul finire di stagione estiva».

Diamante ha così ospitato una settimana nella quale la cultura non è stata soltanto intrattenimento, ma anche memoria, denuncia, conoscenza e confronto.

E la storia di Lea Garofalo, affidata alla voce della sorella Marisa, ha lasciato un messaggio destinato a rimanere oltre la conclusione della rassegna: ricordare significa anche continuare a interrogarsi sul valore della libertà, della giustizia e della protezione dei cittadini.

Photo credits: Katia Grosso


La storia di Lea Garofalo al centro della III edizione di 7 Giorni con le Donne per i Diritti Umani a Diamante, tra memoria, legalità, cultura e impegno civile.


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