Slow Food Campania e biodiversità all’evento Aspettando Terra Madre a Campagna

Slow Food e biodiversità, a Campagna il racconto delle eccellenze campane aspettando Terra Madre

Dalla papaccella napoletana ai legumi dell’Alto Sele: un patrimonio agricolo da tutelare e rendere accessibile

La biodiversità campana torna protagonista attraverso il lavoro di Slow Food e delle comunità che, ogni giorno, custodiscono varietà agricole, produzioni tradizionali e saperi legati al territorio.

È questo il filo conduttore dell’incontro “Biodiversità, Cibo e Comunità – Aspettando Terra Madre”, organizzato presso l’Azienda Agricola Aita, in località Vallegrini a Campagna, in sinergia con la rete Slow Food Campania e con diverse realtà associative territoriali.

Una giornata dedicata alla conoscenza e alla valorizzazione della ricchezza agronomica regionale, nella quale il confronto tra esperti, produttori, rappresentanti associativi e operatori del mondo della gastronomia ha permesso di mettere in luce il valore di un patrimonio che rischia di essere dimenticato se non adeguatamente tutelato.

Quarant’anni di Slow Food e il ricordo di Carlo Petrini

L’appuntamento ha assunto un significato particolare anche per la ricorrenza dei 40 anni dalla nascita di Slow Food e per il ricordo del suo fondatore, Carlo Petrini.

La sua visione ha contribuito a diffondere un’idea del cibo profondamente legata alla comunità: non soltanto qualcosa da produrre e consumare, ma un elemento capace di creare relazioni, custodire identità e rafforzare il legame tra persone e territorio.

Nel corso dell’incontro è emerso proprio questo principio: difendere la biodiversità significa proteggere contemporaneamente l’ambiente, le produzioni agricole, le tradizioni e le comunità che hanno costruito nel tempo il patrimonio alimentare dei territori.

L’edizione di quest’anno di Terra Madre assume inoltre un valore simbolico particolare, come ha ricordato Danilo Gorga, vicepresidente regionale di Slow Food: sarà infatti il primo Terra Madre senza la presenza di Carlo Petrini.

Vito Aita: “Biodiversità e comunità devono dialogare”

A introdurre e moderare l’incontro è stato Vito Aita, che ha guidato il pubblico attraverso i diversi momenti della giornata e il confronto sui temi della biodiversità e della valorizzazione delle tipicità locali.

L’iniziativa ha permesso di affrontare la questione da più prospettive, mettendo in relazione il patrimonio agricolo regionale con le esigenze dei produttori e con la necessità di avvicinare sempre più persone alle produzioni tutelate.

Un confronto che ha trovato nei Presìdi Slow Food uno dei suoi principali punti di riferimento.

La papaccella napoletana, da prodotto povero a eccellenza

Tra gli esempi più significativi citati durante l’incontro quello della papaccella napoletana.

Vito Trotta, già Consigliere Nazionale Slow Food, ha illustrato il ruolo dei Presìdi nella valorizzazione delle produzioni di eccellenza, soffermandosi proprio sulla storia di questo ortaggio.

Per lungo tempo la papaccella è stata considerata una produzione di scarso valore e veniva venduta a costi irrisori. Il percorso di tutela promosso dalla rete Slow Food ha contribuito a modificarne radicalmente la percezione, trasformandola in un prodotto di pregio e restituendole valore.

La storia della papaccella dimostra come la tutela della biodiversità possa avere conseguenze concrete anche sul piano economico e sociale. Recuperare una varietà agricola significa infatti restituire dignità al lavoro dei produttori e creare nuove opportunità per il territorio.

Vincenzo Aita e il ricordo dell’incontro con Petrini

Particolarmente significativo il contributo di Vincenzo Aita, già assessore regionale all’Agricoltura, che ha ricordato il suo primo incontro con Carlo Petrini.

Petrini arrivò in Campania dal Piemonte come volontario in occasione del terremoto del 1980. Un episodio che si inserisce nella storia del rapporto tra il fondatore di Slow Food e il territorio campano.

Nel suo intervento, Aita ha posto inoltre una questione centrale per il futuro dei Presìdi: la necessità di fare in modo che i prodotti tutelati siano il più possibile accessibili al pubblico.

La valorizzazione, infatti, non dovrebbe tradursi nella trasformazione delle produzioni tradizionali in articoli riservati esclusivamente a un mercato di nicchia. Al contrario, rendere queste eccellenze più conosciute e accessibili significa rafforzarne la presenza nella quotidianità e contribuire alla loro sopravvivenza.

Dal Vallo di Diano la testimonianza sul lavoro con i produttori

Il ruolo della comunicazione e delle attività costruite direttamente sul territorio è stato approfondito da Rosanna Raimondo, responsabile regionale della comunicazione di Slow Food Campania.

Nel corso dell’incontro Raimondo ha condiviso l’esperienza realizzata insieme ai produttori del Vallo di Diano, mostrando quanto sia importante costruire una rete capace di mettere in relazione chi produce, chi comunica e chi consuma.

Il racconto delle esperienze territoriali rappresenta infatti uno strumento fondamentale per far conoscere le produzioni agricole e per creare maggiore consapevolezza sul loro valore.

Padre Rosario Giannattasio: la biodiversità è anche cultura

Il tema della biodiversità è stato affrontato anche sotto il profilo culturale e ambientale da Padre Rosario Giannattasio, dei Missionari Saveriani di Salerno.

Nel suo intervento ha richiamato le riflessioni contenute nell’enciclica Laudato si’ di Papa Francesco, ponendo l’accento sulla responsabilità nei confronti dell’ambiente e sul valore culturale della biodiversità.

La conservazione delle varietà agricole locali diventa così parte di una più ampia riflessione sul rapporto tra uomo, natura e territorio.

La biodiversità non è dunque soltanto una questione legata alla produzione agricola: è anche memoria, cultura, identità e responsabilità verso le generazioni future.

La ricerca scientifica entra nel dibattito

Il confronto ha incluso anche una componente scientifica affidata al Prof. Massimo Zaccardelli, dirigente di ricerca CREA e docente presso UNISA.

Il suo intervento si è concentrato sul Tea Compost e sulla sua efficacia nella protezione dei funghi delle piante.

La presenza del contributo scientifico ha consentito di ampliare la discussione, mettendo in relazione il patrimonio delle conoscenze agricole tradizionali con la ricerca e con l’individuazione di pratiche utili alla protezione delle colture.

Il tema della sostenibilità agricola è stato così affrontato attraverso un dialogo tra esperienza sul campo, ricerca e innovazione.

“Il gusto della biodiversità”: conoscere le varietà attraverso la degustazione

La biodiversità è stata poi portata direttamente in tavola grazie al Laboratorio del Gusto “Il gusto della biodiversità”, curato dalla chef Cristina De Vita, dell’Alleanza Cuochi Slow Food, insieme a Luciana Ponticelli e Cumpanatico Sud.

La degustazione guidata ha avuto come protagonisti diversi legumi in purezza, ciascuno legato a una specifica realtà produttiva:

  • ceci decorticati, Cicchetti;
  • pisello centogiorni, Matrone;
  • fagiolo dente di morto, Egizio;
  • fagiolo dall’occhio dell’Alto Sele, Lullo;
  • maracucciata, Mazzeo.

Un percorso gastronomico pensato per dimostrare come la biodiversità possa essere conosciuta anche attraverso il gusto e attraverso la riscoperta di varietà che fanno parte della storia agricola della Campania.

Arca del Gusto e Presìdi Slow Food protagonisti del percorso gastronomico

Il laboratorio è proseguito con una selezione di prodotti dell’Arca del Gusto e dei Presìdi Slow Food, serviti su pane.

Tra le proposte il Carciofo Bianco di Pertosa, di Raimondo, la Papaccella napoletana grigliata o sott’olio, di Egizio, la confettura di Albicocche Crisommole del Vesuvio, di Romano, e il paté di torzella.

Una selezione che ha trasformato la degustazione in un vero percorso alla scoperta della biodiversità alimentare campana.

Ogni prodotto è diventato così occasione per raccontare una varietà agricola, una tecnica di produzione, un territorio e il lavoro dei produttori impegnati nella sua conservazione.

Il Mercato della Terra porta i produttori campani a Campagna

L’evento ha dato spazio anche al rapporto diretto tra produttori e consumatori attraverso il Mercato della Terra, con la partecipazione di produttori campani.

L’iniziativa ha rappresentato un ulteriore momento di incontro e conoscenza, consentendo di valorizzare le produzioni locali e rafforzare il rapporto tra agricoltura, comunità e consumatori.

Accanto al mercato è stato allestito il Tavolo della Biodiversità, dedicato allo scambio dei semi tradizionali.

La conservazione dei semi rappresenta uno degli strumenti fondamentali per mantenere viva la biodiversità agricola. Salvaguardare queste varietà significa infatti permettere che possano continuare a essere coltivate e trasmesse alle generazioni future.

Un laboratorio pratico dedicato al Tea Compost

Il programma ha previsto inoltre un laboratorio pratico sul Tea Compost, permettendo ai partecipanti di approfondire concretamente una delle tematiche affrontate nel corso degli interventi.

Il momento pratico ha completato il contributo scientifico del Prof. Zaccardelli, offrendo una dimensione operativa al confronto sulla protezione delle piante e sulle pratiche agricole.

La pasta di grani antichi chiude l’appuntamento

La giornata si è conclusa con una degustazione che ha riunito alcuni dei temi principali dell’iniziativa: grani antichi, legumi tradizionali, cucina e valorizzazione delle produzioni locali.

La chef Cristina De Vita ha preparato la pasta di grani antichi dell’azienda Cicchetti, abbinandola ai fagioli muso nero di Oliveto Citra.

Un piatto finale che ha sintetizzato il senso dell’intera giornata: riportare la biodiversità agricola al centro della tavola e trasformare la conoscenza dei prodotti in un’esperienza concreta.

Campagna guarda a Terra Madre attraverso il patrimonio dei territori

L’incontro “Biodiversità, Cibo e Comunità – Aspettando Terra Madre” ha messo intorno allo stesso tavolo competenze diverse e complementari.

Produttori, rappresentanti di Slow Food, ricercatori, cuochi, associazioni e realtà territoriali hanno condiviso esperienze e riflessioni sulla necessità di difendere la biodiversità e valorizzare le produzioni locali.

Dalla papaccella napoletana ai legumi dell’Alto Sele, dai grani antichi ai semi tradizionali, il patrimonio agricolo campano si conferma un elemento fondamentale dell’identità regionale.

E il messaggio emerso da Campagna è chiaro: la biodiversità vive davvero soltanto quando viene tutelata nei campi, raccontata nelle comunità e riportata sulle tavole.


A Campagna Slow Food Campania racconta biodiversità, Presìdi e produzioni tradizionali nell’evento Aspettando Terra Madre, tra memoria, ricerca e degustazioni.


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