Da “Al Oeste, en Zapata” a “Mamá”, passando per “As the Crow Flies”: il palmarès racconta un’edizione internazionale dedicata a diritti umani, memoria, inclusione e partecipazione
La diciannovesima edizione del Faito Doc Festival si è conclusa lasciando in eredità un ricco mosaico di storie provenienti da ogni parte del mondo. Sul Monte Faito, dal 18 al 26 luglio, il cinema documentario ha trovato ancora una volta la sua casa, trasformando la montagna campana in un punto d’incontro internazionale per autori, professionisti del settore, studenti e appassionati.
L’edizione 2026, dedicata al tema della “Comunità”, ha proposto oltre cinquanta documentari provenienti da più di venti Paesi, affrontando questioni di grande attualità come guerre, migrazioni, ambiente, diritti umani, memoria storica, inclusione sociale e resistenza civile. Un programma che ha confermato la crescita della manifestazione nel panorama del cinema del reale.
“Al Oeste, en Zapata” conquista il massimo riconoscimento
Il premio più prestigioso della manifestazione, il Grand Prix della Giuria Internazionale dei Magnifici, è stato assegnato al documentario “Al Oeste, en Zapata”, giudicato l’opera capace di interpretare al meglio la qualità artistica e narrativa proposta in concorso.
Accanto al riconoscimento principale, il Premio Ottica Sacco è stato attribuito a “Blue Heart”, altro titolo che ha saputo distinguersi per il valore del racconto e della ricerca documentaristica.
“As the Crow Flies” convince tutte le giurie
Tra le opere che hanno raccolto il maggiore consenso figura “As the Crow Flies”, vincitore del premio per il miglior cortometraggio assegnato dalla Giuria Internazionale e, contemporaneamente, del riconoscimento attribuito dalla Giuria Giovani.
Un doppio successo che testimonia la capacità del film di parlare a pubblici differenti, conquistando sia gli esperti sia le nuove generazioni.
Le menzioni speciali della Giuria Internazionale sono andate a “Sea Graves” per la categoria cortometraggi e a “Les Recommencements” tra i lungometraggi.
La scelta della Giuria Giovani
I giovani giurati hanno assegnato il premio per il miglior lungometraggio a “Rashid, l’enfant de Sinjar”, intenso documentario che racconta la storia di un giovane yazida sopravvissuto alla persecuzione dell’ISIS.
Una menzione speciale è stata conferita a “#SainteJulie”, mentre tra i cortometraggi, oltre alla vittoria di “As the Crow Flies”, è stato premiato con una menzione “Al Basateen”.
Il loro giudizio ha confermato l’attenzione verso opere capaci di affrontare con sensibilità e profondità temi legati ai diritti umani, alla memoria e alla dignità delle persone.
Il pubblico premia emozione e autenticità
Anche gli spettatori hanno espresso il proprio voto, assegnando il Premio del Pubblico al lungometraggio “Mamá”, mentre il miglior cortometraggio scelto dalla platea è stato “No veía los colores”.
Un risultato che conferma il forte coinvolgimento del pubblico durante tutta la manifestazione, resa ancora più partecipata dalla presenza degli autori.
Premi speciali dedicati alla comunità
Il Faito Doc Festival ha confermato la propria attenzione all’inclusione sociale anche attraverso premi assegnati da comunità direttamente coinvolte nel progetto culturale.
Il Premio Il Camino, attribuito dalla giuria composta dai residenti del Centro terapeutico-riabilitativo Il Camino, è stato assegnato a “Rien ne dort”, con una menzione speciale per “Buda”.
Il Premio Doc Camp, espresso dalla comunità del campeggio del festival, è stato invece conferito al documentario “Confession”, ulteriore testimonianza dello spirito partecipativo che caratterizza l’evento.
Alla cerimonia conclusiva erano presenti anche il sindaco di Vico Equense Giuseppe Aiello e il vicesindaco Annalisa Donnarumma.
Un festival che mette al centro il dialogo
Oltre ai premi, il Faito Doc Festival ha rappresentato un’importante occasione di confronto internazionale. Quasi la metà delle proiezioni è stata infatti accompagnata dalla presenza di registi, produttori e protagonisti dei documentari, offrendo al pubblico la possibilità di dialogare direttamente con gli autori.
Accanto alla competizione internazionale hanno trovato spazio anche numerose produzioni italiane dedicate alla maternità, all’inclusione sociale, al teatro civile e ai percorsi di rigenerazione culturale delle periferie.
Formazione e nuove prospettive per il documentario
Grande interesse ha riscosso anche il V Pitching Faito Doc – “Ali per la Creazione”, organizzato con SABAM, SCAM e ZaLab con il patrocinio della SIAE.
Sei autori hanno sviluppato i propri progetti documentari affiancati da professionisti internazionali, mentre gli operatori del settore hanno preso parte all’incontro con Noël Magis, direttore di screen.brussels, dedicato alle opportunità offerte dal mercato internazionale del documentario.
Famiglie, arte e partecipazione
Il programma ha coinvolto anche bambini e famiglie attraverso Docs for Kids, le proiezioni di cinema muto accompagnate dalla musica dal vivo e la collaborazione con il Centro terapeutico-riabilitativo Il Camino, che ha realizzato la scenografia collettiva “Una Comunità in Cartapesta”.
Importante anche il calendario delle mostre con le opere di Salvatore De Stefano, Thérèse Di Campo, Alessia Capasso, Franco Massa, Sophie Veys, Max Hermosillo, Dom Cuomo e Nayla Martinez, oltre agli incontri con associazioni come SOS Mediterranee, Spartak Napoli, Oltre il Guscio e Una e Centomila.
Attorno alla Casa del Cinema è tornato inoltre il Faito Doc Camp, spazio di incontro tra artisti, studenti, volontari e spettatori, animato da laboratori, yoga, meditazione, momenti di confronto e iniziative comunitarie.
Le passeggiate sul Monte Faito, i concerti e gli eventi diffusi hanno accompagnato il pubblico fino alla giornata conclusiva, terminata con la camminata verso Pimonte dedicata alla valorizzazione del territorio e delle sue eccellenze gastronomiche.
La visione dei direttori artistici
Per i direttori artistici Nathalie Rossetti e Turi Finocchiaro, il successo dell’edizione 2026 conferma la missione del festival: trasformare il documentario in uno spazio di incontro e relazione.
«Ogni edizione del Faito Doc Festival ci ricorda che il documentario non è soltanto uno strumento di racconto, ma un luogo di incontro. In questi giorni il Monte Faito è diventato uno spazio condiviso in cui autori, spettatori, artisti, studenti e cittadini hanno costruito una comunità attraverso il cinema, il dialogo, le mostre e le tante esperienze che hanno animato il festival. È questa la nostra idea di cultura: creare connessioni, favorire l’ascolto, dare voce a storie capaci di superare confini geografici e culturali. Siamo profondamente grati a tutti coloro che hanno reso possibile questa edizione, dagli ospiti ai volontari, dai partner al pubblico che, con la sua partecipazione, ha confermato come esista un bisogno autentico di luoghi in cui confrontarsi e crescere insieme. Il Faito Doc Festival si conclude, ma il senso di questa comunità continua a vivere nelle relazioni nate in questi nove giorni e nelle immagini che porteremo con noi.»
Il Faito Doc Festival 2026 ha premiato i migliori documentari internazionali. Ecco il palmarès completo della XIX edizione tra Grand Prix, Premi del Pubblico, Giuria Giovani e riconoscimenti speciali.
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