I Nisidiani, Riccardo Brun e gli autori del progetto di scrittura nel carcere minorile di Nisida

I Nisidiani, quando la scrittura entra nel carcere minorile e diventa uno spazio di libertà

A Venezia il documentario di Riccardo Brun racconta dodici anni di esperienza all’interno dell’Istituto Penale per i Minorenni di Nisida. Protagonisti un gruppo di scrittori napoletani e i giovani detenuti, insieme in un percorso che ha trasformato la parola in ascolto, confronto e possibilità.

Da un laboratorio di scrittura nasce un’esperienza unica

Ci sono storie che nascono lontano dai riflettori e che, proprio per questo, hanno bisogno di tempo per essere ascoltate e comprese. È il caso de I Nisidiani, il progetto culturale nato all’interno dell’Istituto Penale per i Minorenni di Nisida e sviluppatosi nell’arco di dodici anni, dal 2010 al 2022.

Una storia che oggi arriva sul grande schermo con il documentario I Nisidiani, scritto e diretto da Riccardo Brun, selezionato in anteprima alle Giornate degli Autori – Confronti, nell’ambito dell’83ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia.

Il film sarà proiettato l’8 settembre alle ore 16 nella Sala Laguna del Lido di Venezia, alla presenza del regista e produttore Riccardo Brun, della scrittrice Viola Ardone, dei produttori Donella Bossi Pucci, Paolo Rossetti e Francesco Siciliano e del direttore di Rai Documentari Luigi del Plavignano.

Sette autori, una sola esperienza

Al centro della vicenda c’è un gruppo di scrittori e intellettuali napoletani che, tra il 2010 e il 2022, ha scelto di entrare in un luogo normalmente percepito come separato dal resto della società: il carcere minorile.

Viola Ardone, Riccardo Brun, Daniela De Crescenzo, Antonio Menna, Maurizio De Giovanni, Valeria Parrella e Patrizia Rinaldi hanno dato vita a un laboratorio permanente di scrittura e immaginazione.

Non un’attività occasionale, ma un percorso costruito nel tempo attraverso incontri, dialogo, ascolto e confronto.

La scrittura è diventata progressivamente il terreno comune sul quale mettere in relazione persone provenienti da esperienze profondamente differenti.

Da quel laboratorio è nato il collettivo I Nisidiani, un gruppo che ha sviluppato un legame profondo sia tra i suoi componenti sia con i ragazzi coinvolti nel progetto.

Il percorso è arrivato fino alla realizzazione insieme di un romanzo collettivo, un’esperienza che rappresenta un caso unico nel panorama letterario italiano.

Nisida, un luogo sospeso tra realtà e metafora

Per raccontare questa esperienza bisogna partire anche dal luogo nel quale è maturata.

Nisida è un piccolo isolotto collegato alla terraferma da una sottile lingua di terra. Immerso nella vegetazione e circondato dal mare del Golfo di Napoli, rappresenta uno degli scenari più suggestivi della città.

Sulla sua sommità, però, sorge un carcere minorile.

È proprio questo contrasto a diventare una delle immagini più potenti del documentario di Riccardo Brun: da una parte la bellezza del paesaggio, dall’altra la fragilità dei giovani detenuti che abitano quel luogo.

Nisida diventa così contemporaneamente un luogo reale e una metafora.

Un luogo di reclusione nel quale, attraverso la cultura, è stato possibile costruire uno spazio diverso, capace di mettere in discussione i confini tra dentro e fuori.

La parola come strumento di incontro

Il laboratorio permanente di scrittura e immaginazione ha rappresentato uno spazio nel quale la parola non era semplicemente uno strumento letterario.

Era soprattutto un modo per entrare in relazione.

Scrivere significava raccontarsi, ascoltare gli altri, confrontarsi con punti di vista differenti e provare a dare una forma a pensieri, emozioni, desideri e paure.

La cultura è diventata quindi una possibilità concreta di conoscenza reciproca.

È questo uno degli elementi centrali de I Nisidiani: la convinzione che la scrittura possa superare barriere che sembrano invalicabili e creare un terreno comune anche tra universi apparentemente inconciliabili.

I ragazzi non sono casi sociali

Uno degli aspetti più significativi del documentario è il ribaltamento della prospettiva con cui viene normalmente raccontato il carcere minorile.

I ragazzi detenuti non vengono presentati semplicemente come destinatari di un intervento educativo, né come oggetti di analisi.

Diventano interlocutori e autori.

Portano all’interno del laboratorio la propria immaginazione, le proprie esperienze e i propri desideri.

La loro voce entra così nel processo creativo e diventa parte integrante di un’esperienza nella quale il rapporto tra scrittori e ragazzi non è quello tra chi insegna e chi apprende, ma quello tra persone che si incontrano attraverso la parola.

È proprio questo rapporto a trasformare progressivamente il laboratorio in uno spazio di libertà possibile.

Scrivere per immaginare un futuro diverso

La scrittura, in questo contesto, assume una funzione che supera la dimensione artistica.

Diventa uno strumento di emancipazione e consapevolezza.

Per chi vive una condizione di detenzione, poter immaginare significa anche poter guardare oltre il presente.

Il documentario racconta proprio questa possibilità: costruire attraverso le parole uno spazio nel quale il futuro non sia necessariamente la prosecuzione di una traiettoria già scritta.

Non si tratta di cancellare la realtà o di ignorare la complessità della devianza minorile.

Al contrario, I Nisidiani parte proprio da quella complessità per proporre una prospettiva fondata sull’ascolto, sulla responsabilità e sulla possibilità di cambiamento.

Il racconto di Riccardo Brun

A guidare lo spettatore nel percorso è la voce narrante dello stesso Riccardo Brun, protagonista dell’esperienza oltre che testimone.

Il suo racconto permette al documentario di muoversi tra memoria personale, testimonianza e riflessione civile.

Ne emerge un viaggio dentro due universi che soltanto apparentemente sembrano lontani: quello della cultura e quello della devianza minorile.

Il film mostra invece come entrambi condividano una stessa geografia umana e sociale.

Quella di Napoli, città complessa e contraddittoria nella quale disagio, talento, emarginazione e creatività convivono e si interrogano continuamente.

Un’altra idea di carcere

Il documentario sceglie di non fermarsi alla rappresentazione della detenzione.

Il carcere minorile diventa il punto di partenza per interrogarsi sulla possibilità di costruire percorsi differenti.

La presenza degli scrittori all’interno dell’istituto dimostra come la cultura possa diventare un luogo di incontro anche laddove esistono barriere fisiche e sociali.

Attraverso la scrittura si costruisce una relazione.

Attraverso la relazione diventa possibile ascoltare.

E attraverso l’ascolto può aprirsi una possibilità di cambiamento.

È questa la prospettiva che I Nisidiani porta a Venezia.

Il disagio giovanile oltre gli stereotipi

In un’epoca nella quale il disagio giovanile viene spesso affrontato attraverso categorie semplificate, il documentario propone una strada differente.

La sua prospettiva è fondata sull’ascolto e sulla responsabilità collettiva.

L’esperienza maturata a Nisida porta a una convinzione precisa: una comunità non può immaginare il proprio futuro se non è capace di recuperare e accompagnare i suoi figli più fragili.

È un messaggio che riguarda il carcere minorile, ma anche la società nel suo complesso.

Perché dietro ogni storia di marginalità esiste una persona e, soprattutto, una possibilità che non dovrebbe essere considerata definitivamente perduta.

Dalla letteratura alla pratica sociale

La selezione de I Nisidiani alle Giornate degli Autori rappresenta anche il riconoscimento del valore cinematografico di un progetto nel quale dimensione documentaria e racconto personale si incontrano.

Ma il valore dell’opera va oltre il film.

Il progetto raccontato da Riccardo Brun dimostra come la letteratura possa trasformarsi in pratica sociale e come la narrazione possa diventare uno strumento di cambiamento.

Il passaggio dal laboratorio al documentario rappresenta una nuova fase di una storia cominciata molti anni prima all’interno dell’Istituto Penale per i Minorenni di Nisida.

Un patto umano costruito nel tempo

I Nisidiani non è soltanto la storia di un laboratorio di scrittura.

È la testimonianza di un patto umano e civile costruito nel tempo.

Un patto nato dall’incontro tra scrittori e giovani detenuti, tra esperienze differenti e mondi che normalmente non avrebbero occasione di incontrarsi.

La forza del documentario risiede proprio nella capacità di restituire dignità alle storie di chi spesso rimane ai margini dello sguardo collettivo.

Attraverso la parola, quelle storie trovano uno spazio.

Attraverso la cultura, quello spazio può trasformarsi in possibilità.

L’appuntamento alla Mostra di Venezia

Il pubblico delle Giornate degli Autori potrà incontrare I Nisidiani martedì 8 settembre alle ore 16 nella Sala Laguna del Lido di Venezia, nell’ambito della sezione Confronti dell’83ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia.

Saranno presenti il regista e produttore Riccardo Brun, la scrittrice Viola Ardone, i produttori Donella Bossi Pucci, Paolo Rossetti e Francesco Siciliano e il direttore di Rai Documentari Luigi del Plavignano.

I crediti del documentario

I Nisidiani è scritto e diretto da Riccardo Brun.

Il film è prodotto per Panamafilm da Donella Bossi Pucci, Riccardo Brun, Paolo Rossetti e Francesco Siciliano, in collaborazione con Rai Documentari, produttrice Rai Silvia Barite.

La fotografia è firmata da Mario Pantoni, il montaggio da Maria Fantastica Valmori.

Le musiche sono dei 24 Grana.


I Nisidiani racconta dodici anni di scrittura e confronto nel carcere minorile di Nisida, dove sette autori napoletani hanno trasformato la cultura in possibilità.


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